Mille innocenti l’anno perseguitati per errore La vergogna del Sud

Proposta di Azione per rendere automatica l’azione disciplinare per ingiusta detenzione

Mille casi l’anno. Ingiuste detenzioni o, peggio ancora, errori giudiziari: innocenti condannati fino in Cassazione e «riabilitati» solo con la revisione. I numeri sono imponenti e non esiste ancora un meccanismo che costringa il sistema, al di là di valutazioni errate sempre possibili, a riflettere su questa stortura. Certo, ci può sempre stare l’assoluzione di un imputato che magari è transitato per le patrie galere e alla fine, fra un processo e l’altro, se l’è cavata in qualche modo, ma la processione dei numeri impone qualche domanda scomoda: 29.452 casi dal 1 gennaio 1991 al 31 dicembre 2020, 1.015 ogni dodici mesi, sono tanti. Troppi. Arduo sostenere che tutto possa rientrare nella normale dialettica fra le parti, ancora di più se si pensa che stiamo parlando di un tema incandescente come quello della libertà.

L’innocente, come insegna la vicenda di Daniele Barillà che ha fatto scuola negli anni Novanta, semina indizi ma sono indizi della sua innocenza. Barillà fu scambiato, a un posto di blocco nell’hinterland milanese, per un corriere della droga che aveva un’auto quasi uguale alla sua. Anche nel numero di targa. Ma ben presto erano emerse clamorose incongruenze che invece non furono prese in considerazione nei successivi gradi di giudizio. E solo dopo sette e anni e mezzo l’artigiano di Nova Milanese fu finalmente scarcerato.

Qualcosa è cambiato, la sensibilità si è affinata, ma a leggere le tabelle elaborate dall’Associazione errorigiudiziari.com, che da un quarto di secolo studia il fenomeno, c’è da arrossire. E colpisce il fatto che la giustizia sia andata fuori strada in alcune città in modo clamoroso.

I risarcimenti della corte d’appello di Reggio Calabria nel 2020 ammontano a 7 milioni e 907 mila euro; al secondo posto troviamo la vicina Catanzaro a quota 4 milioni e mezzo e poco sotto Palermo sfiora i 4 milioni e 400 mila euro. Roma è al quarto posto in questa per nulla invidiabile classifica a 3 milioni e mezzo, Milano «solo» nona a 1 milione e trecentomila.

Il Sud, pur afflitto dalla grande criminalità, fa peggio del Nord e la Calabria fa peggio di tutti.

Come mai convivono da sempre standard diversi? Se si passa alle tabelle dei pagamenti effettuati sempre nel 2020 dalle corti d’appello si scopre che Catania (competente per gli errori di Caltanissetta) ha sborsato, per due sole persone, oltre quattro milioni di euro e Catanzaro (in questo caso per due defaillance di Potenza), più di 2 milioni e seicentomila euro. Cifre drammatiche, la spia rossa di deviazioni intollerabili. A fronte di questa situazione, ci sono realtà dove invece lo Stato ha versato poco o nulla. Ventottomila euro a Bolzano, ventiquattromila a Perugia, milleseicentocinquanta a Campobasso.

Come mai questo alternarsi di distretti virtuosi e altri più esposti al passo falso? Come tutelarsi o rimediare al più presto ad una lettura sbagliata di un episodio? In tutto, nell’arco di un trentennio lo Stato ha dato qualcosa come 870 milioni, circa 29 l’anno.

Ci sono segnali di miglioramento, ma non ovunque. Anzi: «Napoli – affermano Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, anima di Errorigiudiziari.com – è nelle prime posizioni da nove anni consecutivi. Per sei volte su nove è stata al primo posto e vanta pure un altro primato: 211 casi in un solo anno, il 2013».

Ora Enrico Costa di Azione corre ai ripari: «Mercoledì prossimo porterò in commissione giustizia alla Camera una proposta di legge per rendere automatica la trasmissione dei fascicoli per ingiusta detenzione o errore giudiziario ai titolari dell’azione disciplinare. Nei tre anni dell’era Bonafede ci sono stati tremila casi, ma sono partite finora solo 53 azioni disciplinari e solo 4 volte è arrivata la condanna, con la censura del magistrato».

Non servono le crociate, ma i controlli e, quando ci vuole, una sanzione adeguata.

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